Le grandi potenze mondiali e le multinazionali fossili si stanno avventando su una delle regioni più fragili del pianeta.
Difendere l’Artico oggi non è solo una scelta ambientale: è l'ultima forma di resistenza contro chi vuole trasformare quest'area incontaminata e preziosa in un business senza scrupoli, mettendo a rischio il nostro futuro e quello dell'intero pianeta.
Unisci la tua voce alla nostra: schierati in difesa dell'Artico e chiedi ai leader mondiali di fermare questa folle corsa di potere e profitto!
L’Artico si sta riscaldando quattro volte più velocemente del resto del pianeta, e negli ultimi decenni sono andati persi milioni di chilometri quadrati di ghiaccio marino.
Dove la crisi climatica scioglie il ghiaccio, industrie e governi vedono nuove opportunità di profitto.
Sotto i ghiacci dell’Oceano Artico infatti si nascondono enormi quantità di petrolio, gas, minerali e terre rare che il riscaldamento globale sta rendendo sempre più accessibili, trasformando l’Artico in una nuova frontiera estrattiva.
Non solo, lo scioglimento dei ghiacci rende navigabili rotte marittime strategiche che accorciano drasticamente i tempi di trasporto tra Asia ed Europa.
Dove noi vediamo un ecosistema fragile che muore, aziende e governi senza scrupoli vedono solo un’autostrada più veloce.
Non si tratta solo di "nuove rotte", ma di una corsa all'oro spietata che calpesta uno degli ultimi santuari incontaminati del pianeta per alimentare la stessa avidità che lo ha messo in ginocchio.
Perdere l’Artico significa perdere uno dei principali alleati naturali contro la crisi climatica. Il ghiaccio artico riflette il calore del sole e contribuisce a mantenere stabili le correnti oceaniche e atmosferiche che regolano il clima globale. Quando questo equilibrio si spezza, il riscaldamento accelera e gli eventi climatici estremi diventano più frequenti anche alle nostre latitudini.
FIRMA LA PETIZIONEOrsi polari, narvali, trichechi, civette delle nevi: l’Artico è casa di specie uniche al mondo.
Lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento del traffico navale, l’inquinamento acustico e le attività estrattive stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di questi animali. Senza ghiaccio, molte specie non possono cacciare, riprodursi o sopravvivere.
Difendere l’Artico significa difendere la vita.
Stati Uniti, Russia, Cina… il profondo Nord è diventato un nuovo scacchiere geopolitico.
Mentre i ghiacci si ritirano, le grandi potenze rafforzano la loro presenza militare, industriale e strategica nella regione. Rotte marittime, risorse energetiche e controllo territoriale stanno trasformando l’Artico in un’area di crescente tensione.
FIRMA LA PETIZIONEIl rischio è che la competizione economica e militare acceleri ulteriormente la distruzione di un ecosistema già al collasso.
L’Italia non è spettatrice, è parte della partita.
Il nostro Paese ha interessi energetici, industriali e strategici nell’Artico. Aziende italiane come ENI, Leonardo e Fincantieri sono attive nell’estrazione di gas, nella sicurezza e nella costruzione di navi progettate per operare in ambienti artici. La verità è che il nostro governo dichiara di voler preservare l’Artico come “zona di pace”, ma sta spianando la strada alle attività che minacciano di distruggerlo per sempre.
Esiste uno strumento concreto per proteggere l’Artico.
Il Trattato Globale sugli Oceani permette di creare Aree Marine Protette anche in acque internazionali, istituendo santuari marini liberi da estrazioni, pesca industriale e attività distruttive. È un passo fondamentale per proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030 e molti Paesi lo hanno già ratificato!
Il problema? L’Italia non lo ha ancora fatto.
Chiediamo scelte politiche chiare e immediate:
L’Artico non può aspettare.
Le vittorie ottenute finora sono importanti, ma fragili come il ghiaccio.
Negli ultimi anni siamo riusciti a fermare l’avvio dell’estrazione mineraria nei fondali artici norvegesi e a ottenere una moratoria internazionale sulla pesca commerciale nell’Oceano Artico centrale. Risultati fondamentali, che però possono essere rimessi in discussione se l’attenzione cala.
Le industrie aspettano solo che l’attenzione cali. Continuare a denunciare, monitorare e mobilitarsi è l’unico modo per impedire che il sacrificio dei poli diventi la normalità.
Difendere l’Artico oggi non è solo una scelta ambientale. È un atto di resistenza contro chi vuole trasformare anche la fine del mondo in un business.
FIRMA LA PETIZIONEChiedi al governo italiano di proteggere l’Artico dallo sfruttamento industriale e ratificare subito il Trattato Globale sugli Oceani.