Le grandi multinazionali continuano a produrre e vendere sempre più plastica, utilizzandola soprattutto per imballaggi monouso. Di tutta la plastica prodotta però più del 90% non è mai stato riciclato.

Ogni minuto, ogni giorno, l'equivalente di un camion pieno di plastica finisce negli oceani, provocando la morte di tartarughe, uccelli, pesci, balene e delfini. Dobbiamo intervenire alla fonte e le aziende devono assumersi le loro responsabilità.

Chiedi alle aziende di ridurre la produzione di plastica monouso e investire in sistemi di consegna alternativi. Basta imballaggi in plastica!

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La responsabilità delle aziende

Basta entrare in un supermercato o in un negozio per rendersi conto di quanta plastica inutile viene utilizzata per confezionare alimenti, bevande, prodotti per l'igiene domestica e personale. Ne abbiamo davvero bisogno?

Aziende come Nestlè, Unilever, Coca-Cola, Pepsi, Ferrero, San Benedetto, Colgate, Danone, Johnson & Johnson e Mars, hanno invaso la nostra vita quotidiana, e di conseguenza i nostri oceani, con plastica spesso inutile ed eccessiva.

A partire dagli anni cinquanta sono stati prodotti oltre 8 miliardi di tonnellate di plastica, pari al peso di 47 milioni di balene blu!

Da allora, le grandi aziende hanno continuato a fare profitti inondando il mercato di plastica monouso, nonostante l'inefficacia del sistema di riciclo e spesso senza darci alternative.

Da sole, le aziende di beverage in tutto il mondo producono ogni anno oltre 500 milioni di bottiglie di plastica usa-e-getta. Con tutta la plastica presente oggi negli oceani potremmo fare 400 volte il giro della Terra.


Riciclare non è la soluzione

Il 90% della plastica prodotta non è mai stata riciclata. Ora è dispersa nell’ambiente, e lì resterà per anni:

Fare una corretta raccolta differenziata è un dovere di ogni cittadino, ma è ormai chiaro che il riciclo da solo non basta più. La colpa non può essere scaricata solo sui consumatori, quando le aziende ne vendono sempre di più: la produzione attuale raddoppierà i volumi entro il 2015 per quadruplicarli entro il 2050!

La plastica uccide gli animali

Tartarughe, uccelli marini, balene e delfini… Sono 700 le specie animali vittime dell’inquinamento da plastica. Scambiata per cibo, ne provoca la morte per indigestione o soffocamento.

Dai Poli, come in Antartico, al punto più profondo degli oceani, la Fossa delle Marianne, fino al vicino Mar Mediterraneo, la plastica una volta ingerita da pesci e crostacei può entrare nella catena alimentare e arrivare fino sulle nostre tavole.

L’inquinamento da plastica è un’emergenza grave, che sta minacciando la sopravvivenza di animali che dipendono dal mare per vivere, e che in esso invece, trovano la morte.

Le nostre richieste

Entro il 2021 entrerà in vigore la direttiva europea sulla plastica monouso, che vieterà numerosi oggetti in plastica come posate, cannucce e piatti. Questa normativa è un passo avanti, ma non interviene in modo risolutivo sugli imballaggi più utilizzati: bottiglie e confezioni per alimenti.

Le grandi multinazionali, che producono la maggior parte di questi imballaggi, ancora oggi non si assumono le proprie responsabilità e continuano ad inondare il mercato con enormi volumi di plastica usa e getta.

Per questo chiediamo alle grandi aziende come Nestlè, Unilever, Coca-Cola, Pepsi, Ferrero, San Benedetto, Colgate, Danone, Johnson & Johnson e Mars di impegnarsi subito a ridurre la produzione di imballaggi in plastica e investire in sistemi di consegna alternativi.

Non c’è più tempo da perdere, o alle generazioni future lasceremo in eredità un Pianeta di plastica!




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